Introduce l’architetto Angelo Monti, architetto e urbanista. Studioso delle tematiche inerenti alle strutture urbane e al paesaggio.
Prologo. Sogni in viaggio, video realizzato da Andrea Palamara, Akra Studios, un progetto di Associazione Villa del Grumello per i ragazzi ospiti di Don Giusto.
Interviene in collegamento Marco Armiero, storico dell’ambiente, Research Professor, Universitat Autonoma de Barcelona & ICREA – Catalan Institution for Research and Advanced Studies, Barcelona.
La tragedia del Vajont. Ecologia politica di un disastro
Il 9 ottobre 1963 duemila persone rimasero uccise sulle montagne del Bellunese, travolte dall’onda di acqua e fango sollevata da una gigantesca frana precipitata nel bacino ai piedi del monte Toc. Il Vajont è stato uno dei disastri piú tragici della storia italiana recente. Nel 2008 l’Unesco lo ha incluso tra i cinque piú gravi disastri ambientali di natura antropica, definendolo «un classico esempio di quello che succede quando gli ingegneri e i geologi si rivelano incapaci di cogliere la natura del problema che stanno cercando di affrontare». In effetti, la diga del Vajont è ancora lí, solo scalfita dalla frana, a dimostrazione che non basta un’opera di alta ingegneria per evitare il disastro; a crollare, infatti, non fu la diga ma la montagna, come d’altronde in tanti temevano. Il Vajont è una storia cruciale per comprendere la storia ambientale – e non solo ambientale – dell’Italia contemporanea.
Interviene Annalisa Metta, architetta, professoressa ordinaria di Architettura del Paesaggio presso l’Università Roma Tre.
Progettare paesaggi avanzati
‘Avanzato’ è una parola dal significato plurimo e contraddittorio.
In una prima accezione, sta per ‘ciò che resta’, è superfluo o inutile, perché obsoleto, improduttivo o inutilizzabile; i nostri territori sono ovunque disseminati di luoghi avanzati: spazi dell’amnesia, di cui ci si dimentica, eccedenti, disfunzionali, inadatti o vani. Il secondo significato è diametralmente opposto: si dice avanzato ciò che è all’avanguardia e rappresenta il progresso, l’innovazione, l’avanzamento, per l’appunto, delle conoscenze, delle capacità, delle opportunità. È avanzato ciò che è evoluto e progredito.
I paesaggi avanzati possono perciò essere entrambe le cose: se, per un verso, avanzano perché sono relitti, rovine, brandelli, dimenticanze e retri, dall’altro rappresentano laboratori sperimentali di innovazione, anche in vista di una ridefinizione della partizione tra natura e artificio.
Proprio in ragione di questa ambivalenza, i paesaggi avanzati sono un’occasione per il progetto, suggerendo di poter assumere l’indeterminatezza (innescare situazioni dall’esito aperto, solo parzialmente prevedibile) e l’attesa (lasciare al tempo di fare il proprio corso e favorire la combinazione di molteplici agentività) come strategie intenzionali, come un desiderio di paesaggio.