Paesaggi di margine

sabato 16 Marzo 2024
ore 17:30

Introduce l’architetto Angelo Monti, architetto e urbanista. Studioso delle tematiche inerenti alle strutture urbane e al paesaggio.


Prologo. Sogni in viaggio, video realizzato da Andrea Palamara, Akra Studios, un progetto di Associazione Villa del Grumello per i ragazzi ospiti di Don Giusto.

Interviene in collegamento Marco Armiero, storico dell’ambiente, Research Professor, Universitat Autonoma de Barcelona & ICREA – Catalan Institution for Research and Advanced Studies, Barcelona.
La tragedia del Vajont. Ecologia politica di un disastro
Il 9 ottobre 1963 duemila persone rimasero uccise sulle montagne del Bellunese, travolte dall’onda di acqua e fango sollevata da una gigantesca frana precipitata nel bacino ai piedi del monte Toc. Il Vajont è stato uno dei disastri piú tragici della storia italiana recente. Nel 2008 l’Unesco lo ha incluso tra i cinque piú gravi disastri ambientali di natura antropica, definendolo «un classico esempio di quello che succede quando gli ingegneri e i geologi si rivelano incapaci di cogliere la natura del problema che stanno cercando di affrontare». In effetti, la diga del Vajont è ancora lí, solo scalfita dalla frana, a dimostrazione che non basta un’opera di alta ingegneria per evitare il disastro; a crollare, infatti, non fu la diga ma la montagna, come d’altronde in tanti temevano. Il Vajont è una storia cruciale per comprendere la storia ambientale – e non solo ambientale – dell’Italia contemporanea.


Interviene Annalisa Metta, architetta, professoressa ordinaria di Architettura del Paesaggio presso l’Università Roma Tre.
Progettare paesaggi avanzati
‘Avanzato’ è una parola dal significato plurimo e contraddittorio.
In una prima accezione, sta per ‘ciò che resta’, è superfluo o inutile, perché obsoleto, improduttivo o inutilizzabile; i nostri territori sono ovunque disseminati di luoghi avanzati: spazi dell’amnesia, di cui ci si dimentica, eccedenti, disfunzionali, inadatti o vani. Il secondo significato è diametralmente opposto: si dice avanzato ciò che è all’avanguardia e rappresenta il progresso, l’innovazione, l’avanzamento, per l’appunto, delle conoscenze, delle capacità, delle opportunità. È avanzato ciò che è evoluto e progredito.
I paesaggi avanzati possono perciò essere entrambe le cose: se, per un verso, avanzano perché sono relitti, rovine, brandelli, dimenticanze e retri, dall’altro rappresentano laboratori sperimentali di innovazione, anche in vista di una ridefinizione della partizione tra natura e artificio.
Proprio in ragione di questa ambivalenza, i paesaggi avanzati sono un’occasione per il progetto, suggerendo di poter assumere l’indeterminatezza (innescare situazioni dall’esito aperto, solo parzialmente prevedibile) e l’attesa (lasciare al tempo di fare il proprio corso e favorire la combinazione di molteplici agentività) come strategie intenzionali, come un desiderio di paesaggio.

Architetto. Laureato a Firenze, ha conseguito il Post-Graduate Dipl in “Storia e critica dell’Architettura” alla AA di Londra. Ha insegnato alle Università di Ferrara e Parma. È stato Presidente dell’Ordine professionale di Como e della Consulta Regionale degli Architetti. Ha diretto la Rivista AL. Attualmente è membro del Direttivo Lombardo dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.

È autore di numerose ricerche e scritti sui temi della città e del paesaggio.

Vive e lavora a Como.

È uno storico dell’ambiente. È Icrea Research Professor presso l’Istituto di Storia della scienza dell’Università Autonoma di Barcellona. Per dieci anni ha diretto l’Environmental Humanities Laboratory del KTH di Stoccolma. Ha svolto attività di ricerca presso la Yale University, la University of California, Berkeley, e la Stanford University. È stato Marie Curie Fellow presso l’Università Autonoma di Barcellona e Visiting Researcher al Centro di studi sociali dell’Università di Coimbra. È Titolare Esterno di Incarico Didattico all’Università di Roma3 dove insegna Introduzione alle Environmental Humanities.

Per Einaudi ha pubblicato Le montagne della patria (2013), L’era degli scarti (2021), con R. Biasillo e W. G. von Hardenberg, La natura del duce (2022) e La tragedia del Vajont. Ecologia politica di un disastro (2023). Dal 2019 è il presidente della European Society for Environmental History. In Italia è dirigente di ricerca presso l’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Annalisa Metta architetto, PhD in Architettura dei Parchi, Giardini e Assetto del Territorio, è professore associato in Architettura del Paesaggio all’Università Roma Tre. La sua ricerca si rivolge ad approfondimenti teorico-critici ed esperienze applicate sul progetto degli spazi aperti a diverse scale. Ne ha presentato gli esiti in numerosi seminari internazionali, tra cui Landscape and Imagination (Cité de l’Architecture et du Patrimoine, Parigi, 2013), Landscape Architecture as Necessity (University of Southern California, Los Angeles, 2016), Design and Displacement (Parson School of Design, New York, 2018). Nel 2017 è selezionata dalla School of Design – University of Pennsylvania tra i 16 studiosi emergenti più interessanti nell’avanzamento dell’architettura del paesaggio nella cultura contemporanea. Nel 2016-2017 è l’Italian Fellow in Landscape Architecture presso l’American Academy in Rome e dal 2017 ne è Advisor. Tra i libri, Southward. When Rome will have gone to Tunis (2018, con J. Berger) e Anna e Lawrence Halprin. Paesaggi e coreografie del quotidiano (2015, con B. Di Donato). Wild and the City. Landscape Architecture for Lush Urbanism è in uscita per Libria (con M.L. Olivetti). È tra i fondatori di Osa architettura e paesaggio, in Roma (2007). Nel 2018 si aggiudica il concorso a inviti per il progetto del Parco fluviale di Poste Italiane, sul Tevere, a Roma

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